giovedì 29 gennaio 2015

Schelling - Sintesi del pensiero filosofico

Vita.

Schelling nacque a Leonberg il 21 gennaio 1775. A 16 entrò in un seminario teologico e in questa occasione strinse amicizia con Hegel e ascoltò le lezioni di Fichte. Successivamente ruppe l’amicizia con Hegel, dal quale era stato attaccato e assistette  al suo trionfo, che segnò anche il declino dell’interesse pubblico nei suoi confronti. Morì il 20 agosto 1854 in svizzera.

Introduzione e influenze alla sua filosofia.

Schelling si trova in una posizione intermedia tra i due grandi idealisti: Fichte e Hegel e si discosta sia dal soggettivismo assoluto di Fichte che dal razionalismo assoluto di Hegel.
Mentre la filosofia di Kant è una filosofia del finito, che si ricollega piuttosto alla corrente illuministica, quella di Fichte, protratta verso l’infinità dell’io rispecchiava maggiormente lo spirito romantico dell’epoca. Schelling parte proprio dallo slancio verso l’infinito di Fichte, ma, nella sua dottrina fonde l’infinità oggettiva, che non poteva spiegare l’intelligenza e la ragione(ripresa da Spinoza) e l’infinità soggettiva che non poteva spiegare il mondo naturale (Fichte) in un Assoluto che non è né oggetto né soggetto, ma il fondamento di entrambi.
L’interesse dominante della sua dottrina è rivolto alla natura e all’arte, per questo egli criticherà l’idea di Fichte secondo la quale la natura è soltanto il teatro dell’azione morale, un non io da dover superare. Egli crede che la natura ha vita, razionalità, valore in se stessa e pari dignità della soggettività. Deve avere quindi un principio che la spieghi in tutti i suoi aspetti, e questo principio è insieme soggetto e oggetto: l’Assoluto.
Da questi preconcetti derivano le due parti più importanti del pensiero schellinghiano: La filosofia della natura, che mostra come la natura sia spirito visibile; e la filosofia dello spirito, che mostra come lo spirito sia natura invisibile.

La filosofia della natura

Egli si ispira alle teorie scientifiche dell’epoca, soprattutto per quanto riguarda la chimica, l’elettricità e il magnetismo e parte dal rifiuto dei due tradizionali modelli esplicativi della natura:
-          - Meccanico- scientifico:  si trova in difficoltà a spiegare gli organismi viventi, poiché tutto procede per causa-effetto.
-         -  Finalismo - teologico: ricorre all’intervento esterno  dal mondo, che ne compromette l’autonomia.
A questi due modelli egli contrappone il proprio organicismo finalistico e immanentistico.
-          - Organicistico: ogni parte ha senso solo in relazione al tutto e alle parti
-          -  Finalismo immanentistico: L’universo non si riduce a una miracolosa collisione di atomi ma ha una finalità superiore che non deriva da un intervento esterno ma + interno alla natura stessa.
La natura è dunque un organismo che organizza se stesso, e dunque necessita di uno spirito che Schelling chiamerà anima del mondo, inoltre, pur essendo spirito inconscio, la natura, come l’io Fichtiano necessita di “dualizzarsi” in due principi base: l’attrazione e la repulsione. Dato che i fenomeni naturali sono effetti di forze:
quando le forze sono in equilibrio, si hanno i corpi non viventi; quando l’equilibrio viene rotto e ristabilito si ha il fenomeno chimico; quando  la lotta delle forze è permanente allora si ha la vita.
La natura viene presentata come la preistoria dello spirito, che come in un processo progressivamente si smaterializza ed emerge lo spirito.

Schelling inoltre ha definito la sua filosofia della natura come fisica “speculativa” o “a priori”, espressioni che non significano che egli abbia voluto costruire un’immagine della natura che prescinde dall’esperienza (no a priori Kantiano),  ma significa che essa procede sistematicamente; non intende essere una deduzione incurante dell’esperienza, ma un tentativo di organizzare sistematicamente il materiale offerto dall’esperienza e dalla scienza. Un procedimento di questo tipo, però,  cela il pericolo di una manipolazione arbitraria dei dati della scienza (critica).
Pur parlando di evoluzione Schelling non può essere considerato un evoluzionista, in quanto le epoche della natura, non sono dei gradi temporalmente successivi dell’universo, ma dei momenti ideali e simultanei della sua eterna dialettica e organizzazione.

La filosofia teoretica o dello spirito- L’idealismo trascendentale

Se nella filosofia della natura, Schelling parte dall’oggettivo per derivarne il soggettivo, la filosofia trascendentale parte dal soggettivo per derivarne l’oggettivo, mostrando il graduale farsi natura dell’intelligenza. Lo scopo della filosofia trascendentale, analogo a quello affrontato da Fichte, è quello di dedurre l’oggetto dal soggetto, facendo vedere che i modi di autodeterminazione dello spirito siano identici a quelli della natura.

Le tre epoche:

Il punto di partenza della deduzione schellinghiana è l’autocoscienza, ovvero la coscienza che l’Io ha di se stesso. Tale coscienza ha la forma di un’ intuizione intellettuale, cioè di un’attività auto creatrice, in virtù della quale l’Io nel momento in cui intuisce se stesso,produce se stesso.
Tracciando una sorta di storia filosofica dell’io che mostra come il soggetto prenda progressivamente coscienza di sé come attività produttrice e come intelligenza che si autodetermina, Schelling distingue tre “epoche” dell’io:
-       -   La prima epoca: procede dalla sensazione (l’Io trova dinnanzi a sé un dato che lo limita e  avverte il suo sentire solo come un patire, in quanto è ancora materia) all’intuizione produttiva (l’Io comincia a prendere coscienza della propria attività che prevede il superamento incessante del limite e si configura come io senziente)

-        -  La seconda epoca: procede dall’intuizione produttiva (l’Io intuisce se stesso ma p ancora immerso negli oggetti) alla riflessione (l’Io riflettendo su se stesso si eleva a intelligenza)


-        -  La terza epoca: procede dalla riflessione alla volontà (l’Io astraendo dagli oggetti si coglie come intelligenza autodeterminante).

L’arte

Lo spirito e la natura, tuttavia si configurano ancora come due poli distinti. Secondo Schelling l’unico modo per risolvere questo nodo è quello di rintracciare un’attività nella quale si armonizzino completamente spirito e natura, e che quindi si configuri come organo di rivelazione dell’Assoluto: l’Arte.
Nella creazione estetica l’artista risulta in preda a una forma inconsapevole che lo  ispira e lo entusiasma, facendo si che la sua opera si configuri come la sintesi di un momento inconscio (=l’ispirazione), e un momento conscio (=l’esecuzione).
Schelling inoltre osservò come nella creazione estetica si ripete il mistero stesso della creazione del mondo. Con questa teoria l’arte assume per la prima volta un