Lo Scudo di Talos di Valerio Massimo Manfredi. Riassunto, analisi e approfondimenti.
Il romanzo “Lo Scudo di Talos” è stato scritto da Valerio Massimo Manfredi nel 1988.
Valerio Massimo Manfredi, archeologo e scrittore italiano, nacque nel 1943. Dopo essersi laureato in lettere classiche all’Università di Bologna, decise di seguire una delle sue più grandi passioni: l’archeologia. Tra gli anni Settanta e gli Ottanta infatti si occupò sopratutto di questo, conducendo parecchie spedizioni e partecipando a molte campagne discavo. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi, ha scritto romanzi di grande successo, tradotti in tutte le lingue e ha ricevuto moltissimi riconoscimenti come quello del 1999 che lo proclamava “Uomo dell’anno”. E’ inoltre autore di sceneggiature per il cinema e la televisione; la sua trilogia “Alexandros”, ad esempio, è stata acquistata per una produzione cinematografica. Oggi collabora come giornalista scientifico in “Panorama”, “Il Messaggero” e “Airone”. Conduce inoltre i programmi televisivi “Stargate – linea di confine”, inonda già da tre stagioni e il nuovo programma “Impero”.
Il romanzo è ambientato nella Grecia del V secolo a.C. Nell’antica Sparta c’erano tre classi sociali: gli spartiati, gli iloti e i perieci. Gli spartiati erano il ceto dominante, in quanto discendenti dei conquistatori. Essi dedicavano tutta la vita alle armi e alla preparazione della guerra. Gli iloti erano i servi degli spartiati e non godevano di alcun diritto. I perieci invece erano gli abitanti delle comunità indigene intorno a Sparta. Kleidemos nacque, con una deformazione al piede, in una nobile famiglia di Sparta.A quel tempo a Sparta dominava la visione aristocratica del mondo, secondo la quale uomini per natura inferiori erano destinati alla servitù o alla morte. Per questo suo padre fu costretto ad abbandonarlo alle pendici del monte Taigeto e di separarlo dal fratello Brithos. Il piccolo Kleidemos però fu trovato da un vecchio pastore ilota di nome Kritolaos che, indeciso se salvare l’indifesa creatura o lasciarla ad una morte certa espresse un pensiero che mi ha particolarmente colpita:
"forse,gli dei segnano per ogni popolo,come per ogni uomo il suo destino e sul quel sentiero bisogna camminare,senza voltarsi indietro...essere uomini,poveri mortali,preda delle malattie,delle sventure,come le foglie sono preda del vento..ma anche conoscere,giudicare,ascoltare la voce del cuore e della mente...si, il piccolo storpio sarebbe diventato un uomo,per soffrire forse,per morire,certo, ma non all'alba della vita."
Egli lo raccolse, lo diede a sua figlia perché lo allevasse e gli assegnò il nome di Talos. Talos visse tutta la sua infanzia da Ilota, occupandosi dei pascoli e divenne inaspettatamente forte e abile. Quando fu abbastanza grande, Kritolaos gli mostrò un’antica armatura con rappresentato un lupo, un bellissimo arco di corno e una spada. Talos imparò a tirare con l’arco e divenne un abile arciere. Nel frattempo i Greci entrarono in guerra con i Persiani e li sconfissero nell’epica battaglia di Maratona. Un giorno, mentre Talos si trovava con la sua fidanzata Antinea, un gruppo di spartiati, capeggiati da Brithos, aggredì la ragazza e Talos, spinto dall’amore, la difese, colpendo fortemente gli aggressori che lo picchiarono duramente.
Tempo dopo i due fratelli furono riavvicinati dalle vicende storiche; arrivarono infatti gli anni della guerra tra la Grecia e i Persiani. Gli Iloti furono condotti nella città per essere scelti come attendenti per i guerrieri e Talos fu scelto proprio da suo fratello Brithos. Dopo aver combattuto duramente per qualche giorno alle Termopili, il re Leonidas decise di rimandare a Sparta Brithos, un suo amico e Talos con un messaggio in cui era scritto che Brithos era fratello di Talos e che il re aveva deciso di salvarli per non far estinguere una delle più nobili famiglie di Sparta; durante il tragitto però, una spia rubò il messaggio e lo sostituì con uno vuoto. Arrivati a Sparta dopo che gli anziani aprirono il messaggio vuoto, si diffuse la voce che i due avessero fatto in modo di ottenere dal re l’ordine di tornare per salvarsi la vita.Brithos morì da eroe in battaglia, ma prima di morire riuscì a svelare a Talos le sue vere origini. In seguito Talos venne riconosciuto solennemente dal padre Aristarchos e dalla madre che morì dalla felicità e a da allora venne chiamato con il suo vero nome: Kleidemos.
Kleidemos non dimenticò mai le sue origini ilote, tanto da collaborare con il Re Pausanias e tentare una rivoluzione democratica, per porre fine alla schiavitù degli iloti. La mattina dopo il suo ritorno a Sparta, gli Iloti attaccarono gli spartiati. Talos, armato, prese il comando degli Iloti e li guidò fino a Ithome, la città abbandonata degli Iloti. Là combatterono violentemente per tre anni contro gli spartiati fino a quando, sotto consiglio di un oracolo fu restituita la libertà agli iloti.
Nel frattempo Karas si accorse Kleidemos era scomparso, allora andò di corsa a cercarlo fino alla città abbandonata ma non lo trovò. Ad un certo punto un lupo ululò e iniziò a correre verso un albero dove Karas trovò l’armatura decorata con il simbolo del lupo appartenuta a Kleidemos, abbandonata e insanguinata. Adesso gli iloti erano finalmente liberi ma di Kleidemos non si seppe più niente.
Come altre opere narrativa di Valerio Massimo Manfredi “Lo Scudo di Talos” , è un romanzo storico. Infatti Talos (il protagonista del romanzo) e gli altri personaggi, anche se usciti dall’immaginazione dell’autore, agiscono come persone inserite nel loro tempo (V secolo a. C.) e nella loro società, quella Spartana. Inoltre, le azioni dei personaggi s’intrecciano con eventi storici avvenuti realmente nella Grecia antica. A tutto questo, che ne farebbe un romanzo storico, si aggiunge l’elemento fantastico, spesso collegato a una visione magico-sacrale della vita, che prende il sopravvento, e per questo si può parlare di fiction storica: il lettore è portato a considerare più i presagi, l’intervento divino, le profezie, gli incantesimi, che i fatti storici, sebbene essi non vengano negati o modificati. Il romanzo è narrato in terza persona; anche se l’autore non comunica esplicitamente la sua opinione sulle vicende, dalle parole emerge la sua opinione sulla differenza della politica e dello stile di vita tra la società Ateniese e quella Spartana: esso infatti ridicolizza la politica e l’organizzazione di Sparta e mette in risalto quella di Atene, giusta e leale. La prima parte del libro è ricca di battaglie e di avventure; la seconda parte invece è leggermente più monotona perché il ritmo è meno frenetico e la trama è leggermente confusa.
Con questo romanzo, l’autore ha voluto far capire che non ha importanza la classe sociale a cui si appartiene, ma l’importante è essere una persona dignitosa e apprezzata per le proprie azioni. Gli argomenti trattati sono interessanti ma non molto semplici. La narrazione è infatti, in alcuni punti, molto leggera e travolgente, mentre in altri, ad esempio nelle parti in cui si raccontano le operazioni militari è poco scorrevole e abbastanza e complessa.
Insomma, “Lo Scudo di Talos” è un romanzo di passioni politiche e di affetti, di coraggio e di avventura. Un libro per rivivere il tempo degli dei e degli eroi.
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