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sabato 31 gennaio 2015

De Rerum Natura - Lucrezio

LIBRO1
Il primo libro si apre con un lungo proemio che contiene l'inno a Venere, l'elogio di Epicuro, la condanna della religio e l'esortazione a liberarsi dalla paura della morte.
Sallustio, riprendendo la filosofia di Epicuro, afferma che il timore che la religio incute negli umani si deve alla loro ignoranza, infatti se essi conoscessero quale sia l'origine e la natura dell'anima troverebbero la forza per opporsi alla religio.
Alla base di tutte le leggi della natura che l'uomo deve conoscere sta il principio secondo cui nessuna cosa si genera dal nulla per volere divino e bisogna fare ricorso alla ragione per comprendere il divenire delle cose.
Egli afferma che la materia è costituita da particelle semplici indivisibili, infiniti in numero, limitati nelle forme e dalle innumerevoli combinazioni: gli atomi.
Il primo libro si chiude

mercoledì 28 gennaio 2015

De coniurazione Catilinae - Sallustio - Sintesi

PROEMIO
In questa parte Sallustio affronta un argomento di carattere generale: i principi ai quali deve attenersi la vita umana per ottenere la gloria verso i posteri. Afferma che l'uomo, per differenziarsi dagli animali, deve valorizzare la propria componente spirituale e non deve lasciarsi trasportare dai vizi. Afferma inoltre che in seguito alle avversità procurategli dalla vita pubblica, decise di abbandonarla e di dedicarsi all'attività letteraria.
Nella composizione del proemio, egli si rifà a una convenzione letteraria degli storici ellenistici, i quali aprivano le loro opere con un brano che avesse un contenuto incontestabile; e si rifà alla 7° epistola di Platone, nella quale egli mostrava il proprio disgusto per la vita politica ateniese.
Con il proemio Sallustio vuole presentare la sua posizione a proposito del dibattito molto acceso nella Roma del I secolo a.C., quello tra il negozium e l'otium. Gli uomini legati al mos maiorum affermavano la superiorità del negozium (attività pratiche) mentre i sostenitori dell' innovazione, e lo stesso Sallustio, ne affermavano pari dignità con l'otium (attività intellettuali).

DESCRIZIONE DI CATILINA
Nel 5° capitolo sallustio propone il ritratto di Catilina, soffermandosi sulla sua vita e sui suoi molteplici difetti, sul suo animo malvagio e lo critica per essersi fatto corrompere dalla lussuria e dall' avarizia.

Cicerone - Vita - Opere in versi

VITA
Cicerone nacque ad Arpino il 3 gennaio del 106 a.C., da una ricca famigli equestre. Da ragazzo si trasferì a Roma dove apprese l’eloquenza, il diritto civile, la retorica e anche la filosofia. In questo periodo si dedicò a traduzioni di opere dal greco e alla composizione di poesie seguendo i canoni della poesia neoterica. In giovinezza si recò anche in Grecia, come erano soliti far ei giovani che potevano permetterselo, entrando in contatto con cultura greca  frequentandola scuola di diversi filosofi e seguendo lezioni di retorica.
Rientrato a Roma sposò Terenzia, dalla quale ebbe due figli, Cicerone e Tullia e malgrado fosse un homo novus, cioè il primo della sua famiglia a dedicarsi alla vita pubblica, intraprese il cursus honorum che lo portò all’elezione al consolato ne 63 a.C., anno in cui sventò la congiura di Catilina di cui parla Sallustio nel “De coniugazione Catilinae”. A partire da quell anno, molti gli riconobbero meriti notevoli nell’ave salvato la Res pubblica, ma allo stesso tempo, presentandosi come un conservatore, lo misero in contrasto con personaggio come Cesare, Pompeo e Crasso, i quali si allearono formando il primo triumvirato e lo spedirono in esilio accusandolo di aver condannato a morte senza processo i seguaci di Catilina.
L’esilio durò soltanto 18 mesi e al suo ritorno a Roma trovò inoltrato lo scontro tra Cesare e Pompeo; decise di schierarsi dalla parte di Pompeo, ma dopo che questo venne sconfitto a Farsalo si avvicinò a Cesare, ma successivamente preferì ritirarsi a vita privata. In questo periodo affrontò diversi problemi personali: il divorzio dalla moglie e la morte della figlia Tullia.
Dopo la morte di Cesare cercò di rientrare nella vita politica e decise di schierarsi contro Antonio, pronunciando contro di lui le orazioni Filippiche; questa decisione lo portò alla truci dazione da parte dei sicari di Antonio nel 43 a.C.

LE OPERE IN VERSI
Nei primi anni della sua vita cicerone si dedicò a comporre opere in versi  di carattere neoteriche, di cui ci sono rimasti solo alcuni frammenti; tra queste ricordiamo:
-          Aratea: traduzione dei Phenomena, un poema astronomico composto da arato di Soli
-          Maruis; De consolatu meo; De temporibus meis: nel quale egli si allontana dalla poesia neoterica per approdare al genere epico-storico tradizionale
-          Tusculanae disputationes: importante perché il un passo i poetae novi vengono definiti sterili imitatori di un poeta greco di nome Euforione. Egli comunque non intende attaccare tutta la produzione neoterica, ma soltanto l’estremismo neoterico, egli infatti non accettava una letteratura che portasse all’evasione dalla realtà ed era quindi favorevole ad una poesia che non eliminasse l’interesse per l’uomo e il suo mondo.


martedì 27 gennaio 2015

Catullo - Carme XIII [Riassunto - Analisi - Commento]

Riassunto, analisi e commento del canto XIII di Catullo

Il carme XIII fa parte delle nuguae catulliane: brevi carmi in cui, al principale tema dell’amore viene accostato anche il tema dell’amicizia, spesso trattato con un tono giocoso e ironico. Il carme si apre con un invito a pranzo indirizzato all’amico Fabullo, in occasione del suo ritorno dalla spagna. In questo periodo però in ristrettezze economiche  e da qui scaturisce la comicità del carme, il poeta infatti chiede all’amico di portare tutto l’occorrente (sale, vino, risate e anche una bella ragazza, Catullo, in cambio offrirà un profumo regalatogli dalla sua donna, da un profumo tanto sublime che gli farà chiedere agli dei di renderlo “tutto naso”. Il carme è apparentemente istituito sull’immediatezza e spontaneità, mentre,  se si analizza maggiormente, questo esprime tutta l raffinatezza letteraria del poeta. Il carme si apre con la classica forma per gli inviti (cenabis bene apud me), che determina un clima decisamente ironico. Sebbene il carme presenti una situazione scherzosa, appare evidente il grande sentimento di amicizia che egli nutre verso il suo amico. Possiamo osservare la perfezione stilistica del componimento, dovuta ad un attento “labor limae”, ne sono prova l’uso di alcune locuzioni e l’impiego della battuta a so

Catullo - Carme V [Riassunto - Analisi - Commento]

Riassunto, analisi e commento del canto V di Catullo
Il carme V  fa parte delle nugae catulliane: carmi brevi in cui i temi più trattati sono l’amicizia e soprattutto l’amore verso una donna di nome Clodia, che lui soprannominerà Lesbia.  Sicuramente il testo appartiene ad un periodo felice della storia d’amore tra Catullo e Lesbia; è sicuramente uno dei carmi più allegri composti dal poeta, in cui viene messa in risalto la sua concezione della vita, quasi totalmente incentrata sull’amore. L’amore è infatti vissuto da Catullo come l esperienza capitale della vita, capace di riempirla e di darle un senso, e diventa un  valore primario; il solo in grado di risarcire le fugacità della vita umana, il testo contiene un invito alla donna amata a vivere quest’amore, ed afferrare i pochi istinti offerti dall’esistenza umana, prima che questa arrivi al suo epilogo. Nel secondo verso viene presentato il primo ostacolo: il chiacchierare della gente che , troppo invidiosa potrebbe fare del male ai giovani amanti. Per questo il poeta esorta l’amata a non dare conto delle parole altrui. A differenza del sole e della luna, che se pur costretti a non vedersi, risorgeranno sempre, dice Catullo, loro, una volta che la loro vita sarà finita saranno costretti a non potersi più amare. Nei versi 7-10 troviamo diverse ripetizioni in cui Catullo manifesta il desiderio di ricevere quanto più amore possibile, sotto forma di baci, in modo da perderne il conto, così che che nessun malvagio possa saperlo ed infierire su di loro. Per la predilezione a una poesia levigata e accurata, per la collocazione centrale dell’ io del poeta e per la spiccata soggettività, il quinto carme è di fondamentale importanza, sicché dimostra la novità nelle idee dei “poetae novi”

Catullo - Carme CIX [Riassunto - Analisi - Commento]

Riassunto, analisi e commento del canto CIX di Catullo


Il carme CIX, fa parte della sezione dedicata agli epigrammi, scritti in distici elegiaci, del “liber” di Catullo: il primo poeta lirico latino. Come la maggior parte dei componimenti catulliani, anche questo tratta il tema dell’amore per una donna, Clodia, che egli chiamerà Lesbia in onore della poetessa greca Saffo, che nacque sull’isola di Lesbo. Il romanzo d’amore tra Catullo e Clodia si svolse sicuramente a Roma; ebbe un andamento decisamente altalenante, tra gelosie di lui e tradimenti di lei, sicché Clodia era una donna molto superficiale, per la quale Catullo era soltanto uno dei tanti amanti. I sentimenti di Catullo verso Clodia erano invece molto più profondi e sinceri: per lui, infatti, Clodia fu l’unica donna che egli avesse mai amato. Il carme CIX fu scritto in seguito ad una riappacificazione, preceduto da una delle tante rotture. Lesbia promette a Catullo una more gioioso e duraturo, ed egli prega gli dei che le parole di lei siano sincere. In questo componimento emerge la concezione dell’amore di Catullo. Egli non lo chiama “amor”, ma utilizza la locuzione “sanctae foedus amicitiae”. Catullo infatti intende l’amore come un “foedus” (patto), inviolabile basato principalmente sulla “fides” (fedeltà), ma anche sulla stima reciproca, la benevolenza e l’affetto. La visione dell’amore di Catullo si contrappone a quella di Clodia: lei infatti lo considera come un dolce e piacevole legame da vivere senza troppo impegno. La storia tra Catullo e Clodia continuerò con un andamento incerto fino alla definitiva rottura, dettata dalla ragione di Catullo, che spingerà il poeta a partire con il pretore gaio Memmio in Bitinia. Morirà poco dopo il ritorno a Roma per un etsia polmonare. Lo stile, apparentemente semplice è frutto di un attento “labor limae”, tipico dei “poetae novi”. Abbiamo ad esempio diverse ripetizioni (“nostrum inter nos”), forme contratte (“fore”), allitterazioni (“mittere possit”) e la locuzione “di magni” ripresa in altri carmi dello stesso autore. Il grande successo di Catullo è dovuto al fatto che questo riesca ad accostare la “doctrina” della poetica neoterica alla propria esperienza personale.