Visualizzazione post con etichetta Letteratura Italiana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Letteratura Italiana. Mostra tutti i post

sabato 31 gennaio 2015

Italo Svevo - Vita - Opere - Pensiero

VITA
Italo Svevo nacque il 19 Dicembre 1861 a Trieste, da un’agiata famiglia borghese di origine ebraica. I suoi primi studi furono indirizzati dal padre alla carriera commerciale, fu mandato in collegi in Germania e li poté dedicarsi alle letture di scrittori tedeschi come Goethe e Schiller, le quali influenzarono la sua aspirazione di divenire scrittore. Politicamente era vicino alle posizioni irredentistiche e socialiste. Nel 1880 il padre fallì e Svevo conobbe l’esperienza della declassazione, fu costretto a cercare lavoro e si impiego presso una banca. Il lavoro impiegatizio era per lui opprimente e arido, cercò quindi un’evasione nella letteratura, leggendo classici italiani e contemporanei francesi.
Dopo il matrimonio con la facoltosa cugina Livia Veneziani la sua situazione cambiò dal punto di vista psicologico poiché trovava finalmente delle certezze nella figura del pater familias, sia perché entrò a far parte della ditta del suocero, abbandonando la vita dell’impiegato e proiettandosi nel mondo dell’alta borghesia. In questo periodo lasciò l’attività letteraria, giudicandola come qualcosa che avrebbe compromesso la sua nuova vita attiva. In realtà il proposito di abbandonare la scrittura letteraria non fu da lui osservato con rigore e l’incontro e la successiva con James Joyce, con il quale vi fu un ricco scambio intellettuale, lo fece riavvicinare alla scrittura.

giovedì 29 gennaio 2015

L'Italia secondo Dante, Petrarca e Leopardi

Nel 6 canto del Purgatorio, così come nel 6 canto sia dell’Inferno che del Paradiso, Dante inserisce un’invettiva contro la degradazione politica dell’ Italia, corrotta E lacerata dalle lotte interne. Egli si chiede a cosa siano servite le leggi di Giustiniano, il quale riunì una commissione di giuristi al fine di compilare un elenco di leggi e di definire il diritto civile,  sulla quale si fonda la scienza giuridica; se non vi è qualcuno che le faccia rispettare.
Dante critica anche la chiesa, che ostacola il potere dell’imperatore e cerca di assumere anche il potere temporale. Infine condanna anche l’imperatore Alberto d’Asburgo, il quale si disinteressò dell’Italia. È così sdegnato da  dubitare che dio stesso abbia distolto lo sguardo dalla penisola ed invita i cittadini di Firenze ad assumere cariche pubbliche, dubitando che questi ne siano in grado poiché non hanno alcun senso della giustizia.
La tradizione di lirica storica patriottica attraversa tutti i secoli da dante fino all età contemporanea, ricordiamo ad esempio la canzone  Italia mia benché parlar sia indarno di Petrarca, il quale condanna le lotte civili tra i signori italiani, e l impiego delle milizie mercenarie germaniche. Si può subito notare una differenza con dante, il quale  ha essenzialmente come riferimento l’impero e la chiesa, ed assume un atteggiamento apocalittico, tanto che minaccia terribili castighi dal cielo sulla corruzione contemporanea. Petrarca invece ha un tono molto più  commosso e solenne, con uno stile meno iperbolico.

Chiara Gamberale - Quattro etti d’amore, grazie - Riassunto - Analisi - Recensione - Finale alternativo

Quattro etti d’amore e un barattolo di stranezza. Erica e Tea. Due donne dalle vite tanto diverse quanto comuni sono le protagoniste del nuovo romanzo, tutto al femminile della giovane scrittrice Chiara Gamberale, nata a Roma il 27 Aprile 1977 e autrice di altri romanzi di successo, tra i quali “Le luci nelle case degli altri” e “L'amore quando c'era”.
Erica ha una vita tranquilla, normale, un posto fisso in banca, moglie di Michele e madre di Viola e Gustavo.
Ma una rapina in banca, la frase di una collega, sentenziata nel momento di massima tensione, in bilico tra la vita e la morte "Ma tu ci pensi, Erica? A tutte le esistenze che potrebbero farci felici, se non fossimo sempre alle prese con la nostra?" la farà riflettere e, in un certo senso cambiare. Le farà sognare una vita diversa, una vita come quella della madre sull'isola turistica di Formentera, alla ricerca di se stessa dopo l’abbandono dell’ormai ex marito, patrigno di Erica e padre di Eros, fratello tossicodipendente a cui Erica è affezionata, le farà sentire una sensazione che lei stessa chiama “sottovuoto”, l’aria che le manca e il corpo che si mette a galleggiare, per conto suo, dentro una sorta di sacchetto, e fuori dal sacchetto tutto il mondo. L’ansia, i pensieri, le preoccupazioni, i doveri, tutto si confonde tutto diventa un’unica cosa: niente. Sarà proprio questa sensazione, fantastica, leggera ma allo stesso tempo insopportabile che la porta ad essere più nervosa, a non prendere facilmente sonno, ad essere distratta, sembrare disinteressata di tutti e tutto e a mettere a repentaglio il matrimonio, fino a quel momento stabile con il marito.

Ugo Foscolo - Vita - Opere - Pensiero

LA VITA

Niccolò Foscolo (Ugo) nacque il 6 febbraio 1778 a Zante, una delle Isole Ionie, possedimento della Repubblica veneta da padre italiano e madre greca. Il fatto di essere nato in terra greca rivestì molta importanza per il poeta che si trovava legato alla civiltà classica. L’isola natia rimase sempre nella sua memoria e fu cantata più volte nella sua poesia; anche se, dopo la precoce morte del padre, trovandosi in gravi difficoltà economiche, fu costretto a trasferirsi a Venezia con la madre per trovare appoggio presso parenti e amici. Il giovane Foscolo, conoscendo poco la lingua italiana, si gettò negli studi e  acquisì una notevole cultura sia classica che contemporanea.
Per quanto riguarda i suoi ideali politici, egli era vicino ai principi della Rivoluzione francese, questo lo poneva in contrasto con il governo oligarchico e conservatore della Repubblica di Venezia,e per questo motivò lasciò presto la città per rifugiarsi sui colli Euganei.

Luigi Pirandello - Vita - Opere - Pensiero

VITA
Luigi Pirandello nacque il 28 giugno 1867 a Girgenti (Agrigento) da una famiglia borghese. Studio lettere all'università di Palermo successivamente all'università di Roma ma presto si trasferì all’università di Bonn e iniziò la sua produzione letteraria. L’esperienza degli studi in Germania fu importante perché non mi si contatto con la cultura tedesca in particolare con gli autori romantici, che ebbero una profonda influenza sulla sua opera e sulle sue teorie riguardanti l'umorismo. Nel 1892 si stabilì a Roma dedicandosi alla letteratura e qui si sposò. Nel 1903 un allagamento della miniera di zolfo in cui il padre aveva investito tutto i suoi risparmi, provocò il dissesto economico della famiglia che ebbe conseguenze drammatiche nella vita dello scrittore: la moglie sprofondò irreversibilmente nella follia e ciò costituì per Pirandello il germe della sua concezione dell'istituto familiare come trappola che imprigiona e soffoca l'uomo. Con la perdita delle rendite mutò anche la condizione sociale di Pirandello. Quest'ultimo, come Svevo, fu segnato dall'esperienza della declassazione, da agio borghese a una condizione di piccolo borghese. Questo fatto gli fornì lo spunto per la

Giovanni Verga - Vita - Opere - Pensiero

VITA
Giovanni Verga nacque nel 1840 a Catania da una famiglia di agiati proprietari terrieri; compì i primi studi presso maestri privati e ne fu influenzato soprattutto per quanto riguarda il patriottismo e il gusto letterario romantico. Si iscrisse alla facoltà di legge a Catania, ma senza concludere i corsi, per dedicarsi al lavoro letterario e al giornalismo.
Questa formazione irregolare lo discosta dalla tradizione di autori che possedeva una profonda cultura umanista, infatti, la sua formazione comprende gli scrittori francesi moderni e i romanzi storici italiani.
Nel 1865 rendendosi conto che per divenire uno scrittore di successo era necessario che si allontanasse dai limiti della sua cultura provinciale ed avvicinarsi ad ambienti culturali e letterari più ricchi e dinamici si trasferì prima a Firenze e poi a Milano; quest’ultima era il centro culturale più vivo della penisola e qui entrò in contatto con gli esponenti della scapigliatura e compose gran parte delle sue opere più celebri.

Giosuè Carducci - Vita - Opere - Pensiero

VITA
Giosuè Carducci nacque nel 1835 a Valdicastello, in Versilia da famiglia medio borghese. Trascorse l’infanzia libero a contatto con una natura affine al proprio carattere, che fu poi oggetto di nostalgia e di mitizzazione poetica. Si laureò in lettere e iniziò la carriera di insegnante.
Ricevette la cattedra di letteratura italiana a Bologna, condusse la vita del professore e dello studioso, tra l’insegnamento e la ricerca. Partecipò alla vita culturale del tempo, ottenne il premio Nobel per la poesia nel 1906 e morì l’anno successivo.

IDEOLOGIA
Cresciuto in un atmosfera familiare patriottica, fu inizialmente di idee accesamente democratiche e repubblicane, influenzato dal padre: seguì con entusiasmo le vicende risorgimentali, subendo però un’amara delusione del processo unitario che ha portato al trionfo del compromesso monarchico e della Destra storica. Nei confronti del nuovo governo, assunse atteggiamenti di opposizione poiché la sua attività non rispondeva agli ideali risorgimentali: si scagliò contro la rinuncia a conquistare Roma, in mano al Papa, contro gli interventi dell’esercito per bloccare Garibaldi e contro la classe politica.

Giovanni Pascoli - Vita - Opere - Pensiero

La vita

Giovanni Pascoli nacque il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna, da una famiglia della piccola borghesia rurale. Giovanni è il quarto di ben 10 fratelli. Il 10 agosto 1867 mentre tornava a casa al mercato di Cesena, Ruggero Pascoli (padre di Giovanni) fu ucciso a fucilate, ciò diede al giovane Pascoli il senso di un'ingiustizia bruciante. La morte del padre creò difficoltà economica alla famiglia, che dovette trasferirsi a San Mauro e in seguito a Rimini. Giovanni sin dal 1862 studiò nel collegio degli Scolopi ad Urbino dove ricevette una rigorosa formazione classica. Successivamente ottenne una borsa di studio presso l'Università di Bologna, dove frequentò la facoltà di lettere. Qui Pascoli subì il fascino dell'ideologia socialista, un socialismo utopico, che affida alla poesia il compito di diffondere amore e fratellanza, poiché alla base vi era la convinzione che sulla terra dominasse solo il male (“Il dolore perfezionando il nostro animo, deve insegnare il perdono”). L’adesione all’anarchismo e al socialismo era un fenomeno diffuso tra gli intellettuali piccolo

Gabriele D’Annunzio - Vita - Opere - Pensiero

VITA
Vicino ai principi dell’estetismo, Gabriele D’Annunzio fu costantemente teso a fare della sua vita una vera e propria opera d’arte, per questo motivo i suoi dati biografici, meritano grande considerazione, anche in rapporto con la sua produzione letteraria.
Nato a Pescara nel 1863 da un’agiata famiglia borghese, studiò nelle scuole più aristocratiche dell’Italia del tempo. Frequentò l’università a Roma ma presto abbandonò gli studi, preferendo vivere tra salotti mondani e redazioni di giornali. Acquistò subito notorietà sia attraverso la produzione di versi e opere narrative sia attraverso una vita scandalosa per i principi morali dell’epoca, fatta di avventure galanti, lusso, duelli. Sono gli anni in cui egli si crea la maschera dell’esteta, dell’individuo superiore che rifiuta la mediocrità borghese, rifugiandosi in un mondo di pura arte.
Agli inizi degli anni Novanta, questa fase estetizzante attraversò un periodo di crisi; gli allora cercò nuove soluzioni e le trovò in un nuovo mito, quello del superuomo Nietzschiano caratterizzato da

Giacomo Leopardi - La sera de dì di festa - Analisi - Commento

L’idillio “La sera del dì di festa” è stato scritto da Giacomo Leopardi a Recanati, suo paese natio, nella primavera del 1820. Fa parte della raccolta dei primi idilli, caratterizzati da tematiche autobiografiche e personali, in cui la realtà esterna è rappresentata tutta in funzione soggettiva.
La poesia si apre con la descrizione di un notturno lunare di stampo classico, dal quale si può subito identificare una di quelle immagini che, come lo stesso Leopardi aveva teorizzato nello “Zibaldone”, possiedono la forza suggestiva di stimolare l’immaginazione: la luce della Luna. Si rivolge poi a una donna amata che non è identificabile con un personaggio reale, e ne descrive il sonno tranquillo, senza preoccupazione e incurante del dolore che ha scaturito al poeta, che lo induce ad una serie di riflessioni pessimistiche. Prime fra tutte la convinzione che la natura “matrigna”, qui personificata, gli abbia imposto una sofferenza perpetua che neanche la speranza possa placare. Si sviluppano così le prime caratteristiche tipiche della fase del pessimismo storico, in cui il dolore non accomuna tutti gli uomini.
La reazione del poeta a questa condanna è titanica e si manifesta in atteggiamenti di violenta ribellione: “qui per terra mi getto, e grido, e fremo”, che crea un abile contrasto con la quiete e la serenità del paesaggio naturalistico presentato nei primi versi e il sonno tranquillo della donna.

Ugo Foscolo - A Zacinto - Analisi - Commento

Il sonetto “A Zacinto” fu scritto da Ugo Foscolo intorno al 1803 ed è dedicato all’isola in cui il poeta nacque, Zante, che egli chiama “Zacinto”, riferendo sia al suo nome greco antico. Foscolo è consapevole del fatto che non si ricongiungerà mai più alla sua amata terra nativa, a causa del suo esilio, prima in Svizzera e poi a Londra.
il sonetto si apre con la locuzione né, che oltre che a dare un’impronta pessimistica al componimento, si ricollega alla consuetudine di Foscolo di iniziare i propri sonetti con espressioni vaghe e indefinite; in questo caso sembra quasi che il sonetto rappresenti la prosecuzione di un discorso formulato fra sé e rimasto inespresso.
I temi principali sono l’irraggiungibilità della patria, la nostalgia di casa sono dunque sicuramente i temi principali: Foscolo accomuna la sua isola a Itaca, la patria di Ulisse e crea un parallelismo tra se stesso e l’eroe mitologico, il quale torna alla sua isola dopo vent’anni, carico di fama e circondato dal fascino che deriva dalle sue sventure; il poeta, invece non potrà più tornare nell’isola natale, la quale potrà avere solo il suo canto e la sua lode.
Da questo particolare si profila una contrapposizione tra Foscolo e Ulisse, tra l’eroe romantico e l’eroe classico. L’eroe romantico è negativo, non può concludere felicemente le proprie peregrinazioni; l’eroe classico, invece positivo, avrà infine il fato favorevole.
Il tema della morte è molto sentito soprattutto nelle ultime due strofe, nelle quali Foscolo esclude anche di poter essere sepolto nella sua terra natia, poiché il destino avverso gli ha già imposto la sepoltura in terra straniera in cui nessuno potrà piangere sulla sua tomba.
Nella seconda terzina Foscolo riprende il mito di Venere, la quale, secondo la mitologia, nascendo dalle stesse acque che bagnano Zante e altre isole, le ha rese fertili con il suo primo sorriso.
Centrale nel sonetto è inoltre l’immagine dell’acqua, notiamo infatti come tutte le rime delle due quartine appartengano al campo semantico dell’acqua:  sponde, giacque, onde, nacque, feconde, tacque, fronde, acque. L’acqua è vista come datrice di vita e si identifica con l’immagine materna, inversamente l’assenza totale di vita è rappresentata dall’assenza di acqua come afferma lo stesso  Foscolo nell’ultimo verso “illacrimata sepoltura”
Il componimento presenta la classica  struttura del sonetto: due quartine e due terzine con schema di rime ABAB ABAB CDE CDE.  Per quanto riguarda invece le figure retoriche troviamo delle allitterazioni: sacre sponde, fea… feconde, vergine… venere , e “l’inclito verso di colui che l’acque”; parecchi enjambement vv 4-5   3-4   8-9   13-14 e le apostrofi “giacinto mia v.3 e o materna mia terra v13.
Il componimento è inoltre intriso riferimenti mitologici che oltre ad offrirgli unicità, dimostrano l’ampia preparazione e conoscenza  del Foscolo.


mercoledì 28 gennaio 2015

Galileo Galilei - Lettera a Benedetto Castelli del 21 Dicembre 1612 - Sintesi - Analisi - Commento

Galileo Galilei è stato una figura di primo piano nella storia del pensiero scientifico, sia per le scoperte che per l’elaborazione di un metodo di ricerca totalmente innovativo per il periodo in cui ha vissuto. A causa delle sue idee e essendo vissuto nel periodo della controriforma, incorse nella condanna ecclesiastica e potè salvarsi la vita soltanto attraverso l’abiura delle proprie tesi.
Per poter sostenere le proprie tesi e difendersi dagli attacchi della Chiesa, Galileo scrive numerose lettere indirizzate a allievi, scienziati, nobili ed anche esponenti della Chiesa. Tra queste ricordiamo quella del 21 Dicembre 1612 indirizzata a Benedetto Castelli, frate benedettino allievo di Galilei.
In questa lettera egli intende presentare delle riflessioni a proposito dell’opportunità di utilizzare le sacre scritture in questioni che riguardano  le scienze naturali, facendo l’esempio del libro di Giosuè, il quale nega la teoria copernicana e galileiana ed afferma che il sole e la luna e la terra siano statici e non in movimento; va quindi contro le evidenze sperimentali.
Il resto della lettera ha un tono argomentativo, Galilei analizza le tesi di coloro che difendono ostentatamente le Sacre scritture e le confuta esponendo il suo pensiero:
Afferma che la tesi secondo cui le sacre scritture contengono la verità assoluta e inviolabile e non possono mentire o sbagliare possono anche essere ammesse come vere, può essere errata però l’interpretazione che viene data al testo, che spesso è eccessivamente letterale e può portare a gravi

Niccolò Machiavelli - Il Principe - Capitolo 6 - Sintesi - Analisi

Nel sesto capitolo del "Principe", breve trattato politico scritto da Nicolò Machiavelli e diviso in 26 capitoli, l'autore pone la sua attenzione sui principati nuovi che si acquistano con armi proprie e con la virtù. Inizialmente egli introduce l'idea del principio di imitazione, secondo il suo ideale, infatti i comportamenti degli uomini non variano nel tempo ed afferma che gli uomini camminano "quasi sempre per le vie battute da altri"; in questo senso anche il principe deve seguire le orme dei grandi politici del passato. Egli elenca alcuni uomini antichi da prendere come modelli: Mosè, il quale liberò gli ebrei dall'Egitto, Romolo, che fu il primo re di Roma, Ciro e Teseo. Questi uomini ricevettero dalla fortuna l'occasione di dimostrare e mettere in pratica la loro virtù, Mosè ad esempio ha ricevuto questa occasione dal fatto che il popolo d'Israele fosse prigioniero in Egitto, Ciro invece era riuscito a salire al potere solo perché  la famiglia che lo aveva preceduto era odiata dal popolo; Teseo infine non avrebbe potuto dimostrare la sua virtù se i i popoli dell'Attica non si fossero riuniti ad Atene. Machiavelli afferma che la più grande difficoltà che un principe affronta quando sale al potere è data dai nuovi ordinamenti che è costretto ad introdurre per dare delle solide fondamenta allo stato: egli infatti si ritrova come nemici tutti quelli che traevano vantaggio dal vecchio ordinamento che sarà difeso con accanimento; ed avrà come difensori tutti quelli che trarrebbero vantaggio dal nuovo ordinamento, ma lo appoggeranno con poca combattività. Egli afferma che per mettere in opera le sue riforme, se è necessario, un principe debba usare la forza propria, oppure chiedendo aiuto ad altri; ad esempio Mosè, Ciro, Teseo e Romolo non avrebbero potuto far osservare a lungo le loro leggi ai popoli se non avessero usato la forza. Machiavelli  utilizza anche l'esempio negativo di Savonarola, che andò in rovina perché non aveva utilizzato la forza per controllare la parte della popolazione che non credeva più in lui. Incitamento alla violenza potrebbe sembrare negativo, ma Machiavelli afferma che il popolo dimentica rapidamente la violenza iniziale del principe ed inizia a venerarlo per le sue virtù. Nell'ultima parte del capitolo Machiavelli afferma che chi acquista potere con grande fatica avrà più facilità nel mantenerlo; se serve dell'esempio di Gerone Siracusano, il quali sconfisse i Mamertini che minacciavano Siracusa e divenne tiranno.
In questo capitolo, come in tutta l'opera Machiavelli ricorre all'impostazione dilemmatica del discorso, che si esplica nell'uso costante della proposizione disgiuntiva: alla riga 14 "o fortuna o virtù", alla riga 16 "o l'una o l'altra", alla riga 22 "o acquistato o fondato regni" ecc..
Alle righe 9-11 troviamo una metafora :" fare come gli arcieri prudenti, e quali parendo el loco dove disegnano ferire troppo lontano e conoscendo fino a quanto va la virtù del loro arco, pongono la mira assai più alta che il loco destinato, non per aggiungere con la loro freccia a tanta altezza, ma per potere con l’aiuto di sì alta mira pervenire al disegno loro.” machiavelli afferma che un principe debba mirare in alto, poiché come l’arciere deve mirare più in alto del suo bersaglio se vuole centrarlo, così egli deve  “temere” che i suoi obbiettivi siano sempre al di sopra delle sue capacità, e allora impegnarsi ad essere all’altezza di essi.


Vittorio Alfieri - Vita - Opere - Pensiero

Vittorio Alfieri nacque ad Asti il 16 gennaio 1749, da una famiglia della ricca nobiltà terriera, grazie alle quali rendite, poté dedicarsi interamente al suo otium letterario senza essere sottomesso alla volontà di nessuno. Compì i primi studi alla Reale Accademia di Torino, della quale formazione arida e ispirata a modelli culturali antiquati, diede dei giudizi durissimi.
Uscito dall’accademia compì numerosi viaggi in Italia e in Europa, com’era solita fare la nobiltà europea nello spirito cosmopolita e nell’ansia di conoscenza propri dell’età dei lumi. I viaggi di Alfieri, tuttavia,  non rientravano in questo spirito illuministico, egli infatti si spostava spinto da una smania di movimento, un’irrequietezza continua, che non gli consentiva di fermarsi in alcun luogo e gli provocava un senso di scontentezza, noia e vuoto. Questa perenne scontentezza non aveva cause precise, era come se egli seguisse qualcosa di ignoto e inafferrabile o come se col moto incessante volesse stordirsi per non percepire il vuoto che avvertiva dentro di se. Successivamente egli interpreterà questa scontentezza come bisogno di trovare un fine sublime intorno cui ordinare tutta l’esistenza, che egli identificherà con la vocazione poetica. I suoi viaggi, tuttavia gli avevano permesso di conoscere le condizioni politiche e sociali dell’Europa contemporanea, l’Europa dell’assolutismo, che nel giovane provoca reazioni negative. Reazioni più positive invece suscitarono in lui  paesi come l’Inghilterra e l’Olanda, in cui vi erano maggiori libertà civili, e  i paesaggi desolati orridi e maestosi come le selve della Scandinavia, in cui egli proietta quasi romanticamente il suo io.
Ritornato a Torino, dopo cinque anni di viaggio, non si dedicò alle attività politiche e militari, ma condusse una vita oziosa chiuso in una solitudine che amplifica la sua inquietudine e scontentezza, accresciuta da una relazione con la marchesa Gabriella Turinetti che gli causò infinite angosce e dolori e da cui egli non riuscì a liberarsi. Trova allora conforto nell’attività letteraria: studiò gli illuministri francesi, che costituiranno la base della sua cultura e fonda con alcuni amici una sorta di  società letteraria, ai quali risalgono i suoi primi tentativi di scrittura (Esquisse du jujgement universel – Journal).

Torquato Tasso - Vita - Opere - Pensiero

LA VITA
Torquato Tasso nacque a Sorrento l’11 Marzo del 1544, in una nobile famiglia bergamasca. In gioventù si trasferì con il padre ad Urbino, dove entrò in contatto con l’ambiente cortigiano che assumerà un ruolo importante nella sua esistenza. Successivamente si trasferì a Venezia, dove iniziò un poema epico sulla prima crociata “il Gierusalemme”, che fu interrotto, a Padova, dove studiò diritto, filosofia e letteratura e compose il “Rinaldo” e alcune rime d’amore ed entrò in contatto con l’Accademia degli Infiammati e degli Eterei.
Si trasferì successivamente a Ferrara,la cui corte era una delle più splendide d’Italia in cui trascorse gli anni più sereni e fecondi dal punto di vista creativo. La corte ferrarese, che aveva ospitato Ariosto e Boiardo, era una grande amante della letteratura cavalleresca e sicuramente questo spinse Tasso a lavorare al poema epico sulla crociata che aveva iniziato in gioventù. Nel frattempo compose anche un dramma pastorale: l’Aminta.
Completato il poema,  Tasso ne era insoddisfatto e tormentato dall scrupolo di renderlo aderente ai canoni letterari e religiosi del tempo, per questo lo sottopose al giudizio di autorevoli letterati, i quali mossero delle pesanti critiche, che spinsero Tasso a modificare il poema e renderlo conforme alle regole. Agli scrupoli letterari si affiancano quelli religiosi, tanto che egli decise di sottoporsi spontaneamente all’Inquisizione di Ferrara, dalla quale fu assolto.
In questo periodo possiamo notare gli inizi di alcuni comportamenti che predomineranno  metà della vita di Tasso: egli iniziò ad avere manie di persecuzione, tanto che un giorno, ritenendosi spiato da un servo gli scagliò contro un coltello e per questo motivo venne  rinchiuso in un convento, dal quale fuggì e presentò alla sorella, alla quale, sotto mentite spoglie annunciò la propria morte per osservare la sua reazione.
Tornò a Ferrara e non trovando l’accoglienza che si aspettava diede in escandescenze e per questo motivo fu rinchiuso nell’ospedale di Sant’Anna, in cui rimase per sette anni e scrisse molte rime e dialoghi. In questo periodo, però, i suoi disturbi psichici si aggravarono ed era turbato dal incubi e allucinazioni.
Il duca Alfonso era ostinato a tenerlo prigioniero nell ospedale poiché era già in contrasto con le autorità ecclesiastiche che rivendicavano il possesso di Ferrara e la presenza del poeta avrebbe potuto aggravare la sua posizione di rivalità con la chiesa.
Negli anni in cui il poeta era rinchiuso a Sant’Anna, la “Gerusalemme” fu pubblicata senza il suo assenzo, in un edizione incompleta e scorretta e per questo motivo si dedicò alla revisione del poema che venne poi pubblicata con il nome di “Gerusalemme conquistata”.
La prigionia si concluse nel 1586, quando il duca Vincenzo Gonzaga di Mantova chiese la sua custodia, ma la sua irrequietezza non gli consentì di rimanere a lungo a Mantova. Ricevette l’incoronazione poetica a Roma nel 1594, ma morì nell’aprile del 1595.

Pietro Metastasio - Vita - Opere - Pensiero

Pietro Trapassi (o Metastasio) nacque a Roma nel 1698 da una famiglia di modeste condizioni. Da giovane entrò a far parte dell’Accademia dell’Arcadia e assunse il cognome Metastasio. Successivamente lasciò Roma per Napoli e li si avvicinò all’arte del melodramma componendo anche la sua prima opera: “La Didone abbandonata”, che ebbe un successo clamoroso. Venne i n seguito chiamato alla corte di Vienna, per la quale compose 11 melodrammi tra i quali l’Olimpiade, alla quale pubblicazione susseguì un lento declino che lo spinse a comporre, negli ultimi anni della sua vita degli scritti torici come “L’estratto della poetica d’Aristotele” in cui dimostra come l’apparente semplicità di un’opera sia frutto di un attenta riflessione e “labor limae”.
Ricevette un’educazione cartesiana che ebbe un ruolo centrale nella sua poetica: Cartesio, infatti, affermava che i sentimenti sono nell’uomo una fonte di irrazionalità, ambiguità e incoerenza, secondo Metastasio, la ragione, anche in questo campo riesce ad intervenire e fare chiarezza, portando alla luce la complessità delle passioni.

LA RIFORMA DEL MELODRAMMA
Metastasio riuscì a realizzare la riforma del melodramma che la critica arcadica indicava come necessaria, grazie soprattutto per l’accurata scelta dei temi, vicini al gusto del pubblico sia borghese che aristocratico: egli infatti porta in primo piano il carattere sentimentale delle vicende.
Egli portò dei cambiamenti soprattutto nell’organizzazione del melodramma: mantenne la distinzione tra:
-          Ariette: cantabili dai versi brevi che davano come effetto psicologico la commozione.
-          Recitativi: canti modellati sul discorso parlato che inducevano alla riflessione
Allo stesso modo egli tenta di trovare un giusto mezzo e un equilibrio tra gli elementi razionali e quelli irrazionali, facendo in modo che nessuno dei due prevalga sull’altro.
Sulla base dell’argomento trattato la critica distingue due tipi di melodramma:
-          Di situazione: in cui i personaggi conoscono, ad esempio, il dolore del conflitto tra dovere e passione, in cui i personaggi si presentano come tipi immutabili. L’ambientazione greca è priva di riferimenti temporali, e vi è la presenza del “patetico”.

Niccolò Machiavelli - Vita - Opere - Pensiero

LA VITA
Niccolò Machiavelli nacque a Firenze nel  1469 da una famiglia borghese di modesta agiatezza economica.
Dei primi anni della sua vita abbiamo scarse notizie: ebbe un educazione umanistica, basata sui classici latini, ma non apprese il greco.
Sappiamo con certezza che fu uno degli oppositori di Savonarola, il quale fu scomunicato, impiccato e bruciato sul rogo come eretico. Sulla scena politica, i suoi incarichi politici di segretario della seconda cancelleria del Comune e di un’altra magistratura, gli conferivano grande responsabilità nel campo della politica interna ed estera ed implicavano missioni diplomatiche in stati italiani e stranieri. Questi anni furono preziosi poiché consentirono di accumulare un’esperienza diretta della realtà politica del tempo, che venne poi riflessa (come egli stesso afferma) nelle sue opere.
Compì ad esempio diverse missioni diplomatiche in Francia presso re Luigi XII, dove conobbe la monarchia francese: uno stato solido e moderno che egli vide sempre come un modello per uno stato italiano.
Compì anche una missione presso Cesare Borgia, che con l appoggio del padre era riuscito ad impadronirsi del ducato do Urbino e rimase affascinato e colpito dalla figura del duca (fece sterminare i partecipanti a una congiura ordita contro di lui), tanto che nel “Principe” la sua figura viene assunta come esempio della virtù che deve possedere un principe.
Alla morte di papa Alessandro VI, divenne papa Giulio II, uno dei più accaniti nemici di Cesare Borgia, e la costruzione politica di quest’ultimo si frantumò.
Nel 1511, scoppiò un violento scontro tra la Francia, capeggiata da Luigi XII e appoggiata dalla repubblica fiorentina e la Lega Santa, capeggiata dal papa Giulio II; le truppe fiorentine furono battute dall esercito pontificio, la Repubblica cadde, i medici tornarono a Firenze e Machiavelli venne licenziato da tutti i suoi incarichi,complice il fatto che fu sospettato di aver preso parte ad una congiura contro i Medici e, per questo motivo fu tenuto in prigione per quindici giorni.

Giovan Battista Marino - Vita - Opere - Pensiero

Giovan Battista Marino nacque a Napoli nel 1569. A vent’anni abbandonò gli studi legali per dedicarsi all’attività letteraria. Venne incarcerato diverse volte, per aver sedotto una ragazza, falsificato documenti.
Tra le prime opere ricordiamo “le rime”, che gli valsero  un impiego presso il cardinale Pietro Aldobrandini, nipote di papa Clemente VIII, grazie al quale entrò in contatto con diversi gruppi di poeti e artisti innovativi e ottenne il titolo di Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
Successivamente fu accolto alla corte parigina di Maria d’ Medici, dove venne osannato come il più grande poeta vivente e ottenne una pensione che gli permise di dedicarsi interamente  alla produzione letteraria. Tra le opere ricordiamo:
-          La Lira: raccolta di poesie amorose, encomiastiche e sacre.
-          La Galeria: raccolta di componimenti dedicati alla descrizione di quadri e sculture.
-          La Scampogna: raccolta di idilli mitologici e pastorali.
-          L’adone: poema mitologico.
Dopo essere tornato a Napoli trascorse gli ultimi anni della sua vita, prima di morire nel 1625.

LE RAGIONI DEL SUCCESSO
Il motivo per cui Marino  divenne uno dei poeti più ammirati

Galileo Galilei - Vita - Opere - Pensiero

Galileo Galilei nacque a Pisa nel 1564 da una nobile famiglia fiorentina.
Da giovane studiò inizialmente nel convento fiorentino di Santa Maria di Vallombrosa e successivamente all’università di Pisa; in questi anni si dedicò soprattutto alla critica letteraria, partecipando alla polemica apertasi tra i sostenitori del poema cavalleresco di Ariosto e il poema eroico di Tasso, e si dedicò soprattutto agli studi scientifici: matematica medicina e filosofia naturale. Dopo aver abbandonato l’università, senza aver concluso alcun corso regolare, vi rientrò come docente di matematica.
Il periodo migliore della sua vita, come egli stesso affermò però, fu il periodo trascorso all’Università di Padova.
Si trasferì successivamente a Firenze poté dedicarsi interamente alla ricerca scientifica, poiché venne assunto come matematico e filosofo del granduca di Toscana e, grazie al perfezionamento del cannocchiale, effettuò alcune delle più sconvolgenti scoperte: I satelliti di Giove, le irregolarità della superficie lunare e le fasi di Venere; a causa delle quali entrò in conflitto con molti esponenti della Chiesa,  preoccupati delle ripercussioni che queste avrebbero avuto in ambito teologico.
Nel 1615 fu denunciato all’Inquisizione per la teoria eliocentrica, che fu condannata insieme

Francesco Guicciardini - Vita - Pensiero

Vita
Francesco Guicciardini nacque nel 1483 a Firenze dove intraprese i primi studi di diritto, proseguiti poi a Ferrara e a Padova, che si conclusero con una laurea in diritto civile e l’inizio della carriera da avvocato. In questo periodo sposa, più per interesse politico che per amore Maria Salviati, attratto soprattutto dal prestigio dei suoi familiari. In seguito al matrimonio intraprese una carriera politica rapida e prestigiosa: fu incaricato come ambasciatore in Spagna, fu eletto, dai Medici, a governatore di Modena, Reggio e Parma, e come commissario generale dell’ esercito pontificio alleato con Carlo V e contro i francesi. Le sue grandi doti diplomatiche si dimostrarono proprio durante quest’ultima esperienza, durante la quale favorì un’alleanza fra gli Stati italiani e la Francia, in modo da poter difendere l’indipendenza dell’Italia  dall’avanzata Spagnola. Questa lega, chiamata “lega di cognac”, fu però presto sconfitta , Roma e altre città italiane vennero saccheggiate, e Guicciardini decise di rifugiarsi nella sua villa di Finocchietto, e successivamente nella villa di Arcetri, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita e si dedicò alla stesura delle sue più importanti opere, avvalendosi di quell’esperienza politica accumulata durante questi anni.

Pensiero
Guicciardini critica la concezione della storia di Machiavelli e afferma che i suoi ragionamenti